Meravigliosamente perduta su lande estranee ai comuni mortali

Amo quelli che non sanno vivere che per sparire, poiché son coloro appunto che vanno al di là.
Io amo i grandi disprezzatori perché sono i grandi veneratori, e frecce del desiderio verso l'opposta riva.
Amo coloro che non cercano dietro alle stelle una ragione per tramontare ed offrirsi in sacrificio: ma coloro che si sacrificano sulla terra.
Amo colui che vive per conoscere.
Amo colui che ama la sua virtù: poiché la virtù è volontà di tramontare e una freccia del desiderio.
Amo colui che non trattiene per sè una sola goccia del suo spirito, ma che vuol essere unicamente lo spirito della sua virtù: come spirito, varcherà il ponte.
Amo colui l'anima del quale si prodiga, che non vuole ringraziamento e non restituisce: giacché egli dona sempre e non si vuol conservare.
Amo colui che è libero spirito e libero cuore: così la sua testa non sarà che un viscere del suo cuore.


Da "Così parlò Zarathustra" di Friedrich Wilhelm Nietzsche

martedì 19 giugno 2012

Dolci Introspezioni


Con te,
una volta
rapita.
Introspezioni dolci
osavano vagare.
Soltanto baci;
attraverso la nebbia 
vedevo la tua bocca,
fluttuare.
Restavo come immobile,
le mie mani sulla tua pelle.


mercoledì 13 giugno 2012

Al tavolo di un bar


Ombre
della tua immagine
relegata in uno spazio
della mia mente.
Seduti
al tavolo di un bar
irreale.
Lontano,
come in una sinfonia,
percepivo la passione,
ascoltavo
il tuo odore.
Non bastava
stringerti.
Dovevo entrare in te,
percepire,
immergermi,
creare il sublime.

venerdì 25 maggio 2012

La stanza brucia


Mani di uomo
rose
cornice di ceramica
fotografie
Ricordi
sempre ricordi
Rido isterica
Chiudimi
e getta via la chiave
Ricordo
il calore fondente
quasi fosse lava
ma era catrame bollente
sopra il mio piede destro
Voglio il mio angolo
dove le mie certezze
sono effimere
Intontita
graffio il muro
scrivo un nome
faccio fatica
ho le dita bloccate
il dolore è l'unica mia certezza
Lo sapevo che sapevi torturarmi
sai farlo bene
Prendi
è un rasoio
incidimi il tuo idioma
seduzione e biscotti
per l'amore che esprimi
danza con il cuore
danzami dentro al cuore


lunedì 19 marzo 2012

L'attesa

"Le mie labbra tremano mentre ti penso.
Vorrei immergermi tra le tue cosce, essere dentro al tuo respiro, viverlo senza tabù.
Farti mio come voglio io.
Sentire che sei il prolungamento del mio piacere".


A questo pensava lei mentre aspettava.
Un soffio invisibile accarezza le tende illuminate dalla luna.
Fluttuanti fantasmi testimoni silenziosi.
L'alito notturno accarezza la pelle del suo corpo inerme.
Sente i tuoi passi nudi attraversare la stanza preceduti dal suo profumo. Inspira profondamente.
Percepisce il tuo sangue scorrere. Ne avverte il calore. Come se non fosse nelle sue stesse vene.
L'attraversa.
Brividi.
Ancora il suo profumo.
Stavolta più intenso.
Trasportato dal suo respiro caldo.
Il suo sesso si risveglia lentamente.
Pulsando e bagnandosi prima ancora di un suo tocco.
La sua sola presenza indovinata la rende schiava della sua passione.
Infine la sua voce.
"Sono qui...L'attesa è finita...".


Le tende si muovono con la brezza della sera in una notte calda come il sesso che sa schiudersi di fronte a quel corpo appena visibile nella penombra.
Un fremito sale dal pube di lei, arriva nella testa.
Ora cerca la morbidezza dei glutei di lui, un corpo statuario, muscoli guizzanti e un sesso che turba solo nel guardarlo.
“Eccomi tesoro, voglio soffrire dei tuoi baci, delle tue carezze, dammi le labbra, dissetami”.


Lui ora potrebbe prenderla con ruvida forza e immergerla in lui, sempre più nel profondo.
Amarla comprimendo il suo desiderio, facendosi largo senza alcun riguardo.
Oppure amarla, con tenera passione, sfiorando appena i suoi desideri e lasciando che le sue mani trovino strade aperte.
La notte lo disegna tenero.
Scompare la stanza, esiste solo il corpo di lei.
“Sei mia”, sussurra.
I suoi seni sono morbidi pani, i suoi fianchi sono argilla da plasmare col calore del suo desiderio.
Troveranno altro fuoco, uscirà dal suo vulcano.
I loro occhi non mentono, quando chiedono desiderio e passione.
Il suo collo vibra, nudo, esposto alla sua lingua.
“Succhierò il tuo midollo, bagnerò la mia lingua con i tuoi sapori. Laverò la tua anima in ogni suo anfratto”.
La sua mano scende in lei, apre le sue labbra, socchiude le sue gambe.
Sente il pube, le dita si insinuano compresse nel ventre.
Scorre il sangue, lo sente pulsare, lo sente nel suo piacere.
Lei si offre, lo stringe a sé.
“Avida amante non temere, nulla e nessuno mi staccherà dal tuo abbraccio, almeno finché non sarà sazio del tuo sesso, finché la mia bocca non sarà piena della tua lingua. Ora baciami avida amante, baciami”.
Di fronte a lui, lei espone la sua mercanzia.
Lui non conosceva i suoi gemiti, non conosceva come si inumidiva il suo piacere.
Si lascia toccare in ogni punto, senza offrir resistenza.
Sente il sapore del suo nettare, guizza la lingua nel suo fiore delicato. Il bacino di lei lo asseconda con movimenti che lo portano a succhiare il suo clitoride turgido e gonfio di piacere.
Si lascia poi penetrare con dolcezza, il suo sesso si apre all’asta che entra delicatamente in lei.
Un gemito e sul viso di lei si disegna il piacere che provoca la sua penetrazione.
Lei comanda i suoi movimenti, ora con delicatezza ora con forza fino a farsi penetrare profondamente.
Sente i suoi gemiti soffocati, cerca le sue labbra e il bacio gli toglie il fiato.
Un bacio che non ha fine, dove i loro umori si mescolano al piacere di esplorare.
Sente la lingua che cerca la sua, il piacere che si trasmette con il contatto delle labbra, il piacere che li trasforma in un solo corpo.
Il corpo freme agitandosi come in un brivido infinito di piacere.
Tutto ciò lo sorprende e lo spaventa.
“Chi sei mentre penetro il tuo amore, mentre ti mostri disinvolta in ogni mia lussuria?”
Chi sei?

lunedì 27 febbraio 2012

Polvere

“se io fossi polvere scenderei
Nei tuoi silenzi e ti direi
soffia più forte mi rivedrai davanti a te”
Viole – Deasonika




Il vento porta l’odore salmastro della laguna di Venezia.
Strano, lo si sente solo pochissime volte. Forse è solo la mia immaginazione.
Folate di vento, a volte violente, fanno cadere quello che per un po’ aveva resistito in piedi.
Chiudo gli occhi.
Stanotte ti ho sentita vibrare.
Ho sentito: il tuo corpo, prima il contatto, poi il calore.
Le tue mani. Le ho sentite calde, sempre curiose. Mi accarezzavano con gentilezza.
I tuoi occhi guardavano lo specchio appena al di sopra delle mie spalle.
Ci guardavamo. Ti ho girata. Adesso sei tu davanti allo specchio. I nostri occhi non distolgono lo sguardo.
Sono fissi l’uno sull’altro.
Apro gli occhi.
Una folata di vento alza la polvere.
Mi accorgo all’improvvisono dell’impotenza con cui mi trovo a misurarmi.
Sbaglio sempre con te, sempre.
Che meravigliosa certezza!

Tra qualche ora comincia il limbo.
Il tuo nome se ne va in dissolvenza, lasciando un vuoto. Il rito della purificazione.
Non vedo più persone ormai, ma solo crani scarnificati.
Chiudo gli occhi. Voglio il tuo viso.
La mia mano lentamente ti percorre.
La fronte spaziosa. I capelli, muoio dal desiderio di infilarci le dita.
Gli occhi, le ciglia. Sfioro con le labbra le sopracciglia e poi gli occhi, poi le labbra, poi il mento.
La bocca, aprila leggermente. Le mie labbra si posano calde, gonfie di te.
Una leggera pressione e tu le apri ancora di più. Il tocco della tua lingua cos’ morbida ed arrendevole.
Non resisto. Entro di forza, giro intorno alla tua lingua.
La succhio, inghiotto la tua saliva poi lascio spazio a te che entri dentro di me.
Esco ti mordo le labbra e poi lo fai anche tu.
Il desiderio ha preso forma.
Ti sussurro…voglio prenderti, qui, ora, subito.
Da dove mi arriva questo tempo che si allunga quando tu non ci sei?
Divento insofferente.
Ho percorso le mie vene.
Chi ha scritto il tuo nome sulle pareti?
Il mio sangue scivola irrequieto.
E questa fottuta voglia continua, come un mantra di tamburi lontani, che suonano.
Pulso.
Solletico alle mani.
Irrequieta.
Mi abbandoni per poco tempo, mi abbandono.
Cosa c’è di più dolce dell’abbandono?
Cosa porta il tuo nome dentro di me, che non riesco a fuggire?
Ti accarezzo come un’aliena che per la prima volta scopre la bellezza.
Il calore del piacere si prende ogni via che ancora vergine aspettava.
La mia bocca gonfia di desiderio, cerca labbra morbide.
Percorro ogni parte del tuo corpo con le mie mani.
I tuoi seni, capezzoli che svettano a prendersi la loro parte di gioia.
E li sento tra le lebbra che si mostrano e io mi perdo chiudendo gli occhi ascoltando il tuo respiro.
Entra, entra dentro di me per fonderti in un unico corpo.
Un unico abbandono, che si perde tra aliti di gemiti interrotti, anestetizzati da un oblio infinito, persi dentro al nostro piacere come il fumatore con l' oppio.
E volo senza criterio, senza timore dentro di te, dentro al tuo ventre.
E mi muovo assecondando i tuoi movimenti. Il tuo bacino che danza lento.
E cerco dentro alle tue pareti che colano piacere sulla mie dita.
Dita impazzite, che urlano, ti vogliono e si muovono, dentro e fuori, sfregano e scivolano.
Anche il udito partecipa, anche gli occhi, anche il naso, tutto.
Parole sussurrate che narrano del mondo, dell'amore, del possesso.
Una vertigine che sale, che aumenta i movimenti, che graffia, che incita, che non smette, che vuole, che pretende.
Urla, gemi alle pareti stringendo i pugni, quasi voler prendere la potenza che senti di avere.
Tutto partecipa.
Degluttisco la tua voglia mentre ti scrivo, fuori il mondo gira.

Mi sembra sconosciuto. Dove sono.


(Foto di Francesca Anita Modotti)



giovedì 16 febbraio 2012

Contrabbando emozioni

Detesto
questa pelle di porcellana
bruciata
dal desiderio di te
Imperfetta
eppure
delicata al tocco
come raso sulla pelle

Eccomi
bambola di rugiada
Nasco nella bruma del mattino
e mi sciolgo
in piccole gocce perlate
che solcano la tua pelle

Accado nella tua vita
per caso
ma vivo
un minuto più in là

Sono dove tu mi vuoi
anche se a volte mi perdo

Sono brava a chiedere scusa


mercoledì 15 febbraio 2012

Il gelo mi fa stare bene

La bellezza del gelo
è la sua luce abbagliante
Il gelo mi fa star bene
perché quel che si sente
ha davvero importanza
quel che non si sente
rimane
pacificamente in letargo
non tange
e non pre-occupa...
Sto bene perché c'è il gelo
il gelo che "accompagna
la carezza con un sorriso"
un sorriso
con le labbra spaccate dal freddo
con il sangue coagulato
all'interno della bocca
sto bene perché il gelo
"gela il respiro"
e quando ci si sveglia
ci si accorge che il sangue
è ancora lì
presente
a scaldare il mio cuore.



martedì 14 febbraio 2012

Intreccio

Intreccio di mani
a pettinare fantasie che bruciano le mie notti
intreccio di mani
a giocare con la pelle di velluto e sudore
intreccio di mani
a violentare anfratti gravidi di piacere 
intreccio di mani
come serpenti accoppiati
intreccio di mani 
come una danza senza respiro 
intreccio di mani
come il desiderio di condividere un solo corpo




In acque profonde

La vita è un tuffo 
in acque profonde
perchè lontano dalla luce
è l'incantevole splendore 
dove il sangue non ha colore
né riflessi rubino
nel buio
il sangue ha solo sapore
i tuoi pensieri si srotolano
e si intrecciano ai miei
a formare una corda
tesa
nodi
che non vorranno più sciogliersi.



E' raro trovare una orchidea tra fiori comuni - dedicato





Ci sei solo tu davanti
il resto scompare dietro
come una zavorra
che rallenta i movimenti
ti adoro
ma non è la parola
che vorrei per te
meriti di più
allora mi rendo conto
di quanto
l' uomo sia limitato
mia diabolica creatura
lasciata libera
da chissà quale impero infernale
posi il tuo sguardo su di me
l’istante è importante
il prima e il dopo non contano
il momento è importante
il tuo alito caldo
le labbra che sfiorano le tue
la lingua che gioca
è in questi momenti che sento dentro di me
la potenza del tuo amore
ho il fiato corto




lunedì 6 febbraio 2012

Dedicato




IL SIGNORE NEL CUORE

Le era entrato nel cuore.
Passando dalla strada degli occhi e delle orecchie le era entrato nel cuore.
E lì cosa faceva? 
Stava.
Abitava il suo cuore come una casa.


Vivian Lamarque

martedì 31 gennaio 2012

L'attesa

"Le mie labbra tremano mentre ti penso.
Vorrei immergermi tra le tue cosce, essere dentro al tuo respiro, viverlo senza tabù.
Farti mio come voglio io.
Sentire che sei il prolungamento del mio piacere".

A questo pensava lei mentre aspettava.    
Un soffio invisibile accarezza le tende illuminate dalla luna. 
Fluttuanti fantasmi testimoni silenziosi.
L'alito notturno accarezza la pelle del suo corpo inerme. 
Sente i tuoi passi nudi attraversare la stanza preceduti dal suo profumo. Inspira profondamente.
Percepisce il tuo sangue scorrere. Ne avverte il calore. Come se non fosse nelle sue stesse vene.
L'attraversa.
Brividi.
Ancora il suo profumo.
Stavolta più intenso.
Trasportato dal suo respiro caldo.
Il suo sesso si risveglia lentamente.
Pulsando e bagnandosi prima ancora di un suo tocco.
La sua sola presenza indovinata la rende schiava della sua passione.
Infine la sua voce.
"Sono qui...L'attesa è finita...".

Le tende si muovono con la brezza della sera in una notte calda come il sesso che sa schiudersi di fronte a quel corpo appena visibile nella penombra.
Un fremito sale dal pube di lei, arriva nella testa.
Ora cerca la morbidezza dei glutei di lui, un corpo statuario, muscoli guizzanti e un sesso che turba solo nel guardarlo.
Eccomi tesoro, voglio soffrire dei tuoi baci, delle tue carezze, dammi le labbra, dissetami”.

Lui ora potrebbe prenderla con ruvida forza e immergerla in lui, sempre più nel profondo.
Amarla comprimendo il suo desiderio, facendosi largo senza alcun riguardo.
Oppure amarla, con tenera passione, sfiorando appena i suoi desideri e lasciando che le sue mani trovino strade aperte.
La notte lo disegna tenero.
Scompare la stanza, esiste solo il corpo di lei.
“Sei mia”, sussurra.
I suoi seni sono morbidi pani, i suoi fianchi sono argilla da plasmare col calore del suo desiderio.
Troveranno altro fuoco, uscirà dal suo vulcano.
I loro occhi non mentono, quando chiedono desiderio e passione.
Il suo collo vibra, nudo, esposto alla sua lingua.
Succhierò il tuo midollo, bagnerò la mia lingua con i tuoi sapori. Laverò la tua anima in ogni suo anfratto”.
La sua mano scende in lei, apre le sue labbra, socchiude le sue gambe.
Sente il pube, le dita si insinuano compresse nel ventre.
Scorre il sangue, lo sente pulsare, lo sente nel suo piacere.
Lei si offre, lo stringe a sé.
Avida amante non temere, nulla e nessuno mi staccherà dal tuo abbraccio, almeno finché non sarò sazio del tuo sesso, finché la mia bocca non sarà piena della tua lingua. Ora baciami avida amante, baciami”.
Di fronte a lui, lei espone la sua mercanzia.
Lui non conosceva i suoi gemiti, non conosceva come si inumidiva il suo piacere.
Si lascia toccare in ogni punto, senza offrir resistenza.
Sente il sapore del suo nettare, guizza la lingua nel suo fiore delicato. Il bacino di lei lo asseconda con movimenti che lo portano a succhiare il suo clitoride turgido e gonfio di piacere.
Si lascia poi penetrare con dolcezza, il suo sesso si apre all’asta che entra delicatamente in lei.
Un gemito e sul viso di lei si disegna il piacere che provoca la sua penetrazione.
Lei comanda i suoi movimenti, ora con delicatezza ora con forza fino a farsi penetrare profondamente.
Sente i suoi gemiti soffocati, cerca le sue labbra e il bacio gli toglie il fiato.
Un bacio che non ha fine, dove i loro umori si mescolano al piacere di esplorare.
Sente la lingua che cerca la sua, il piacere che si trasmette con il contatto delle labbra, il piacere che li trasforma in un solo corpo.
Il corpo freme agitandosi come in un brivido infinito di piacere.
Tutto ciò lo sorprende e lo spaventa.
Chi sei mentre penetro il tuo amore, mentre ti mostri disinvolta in ogni mia lussuria?
Chi sei?