Meravigliosamente perduta su lande estranee ai comuni mortali

Amo quelli che non sanno vivere che per sparire, poiché son coloro appunto che vanno al di là.
Io amo i grandi disprezzatori perché sono i grandi veneratori, e frecce del desiderio verso l'opposta riva.
Amo coloro che non cercano dietro alle stelle una ragione per tramontare ed offrirsi in sacrificio: ma coloro che si sacrificano sulla terra.
Amo colui che vive per conoscere.
Amo colui che ama la sua virtù: poiché la virtù è volontà di tramontare e una freccia del desiderio.
Amo colui che non trattiene per sè una sola goccia del suo spirito, ma che vuol essere unicamente lo spirito della sua virtù: come spirito, varcherà il ponte.
Amo colui l'anima del quale si prodiga, che non vuole ringraziamento e non restituisce: giacché egli dona sempre e non si vuol conservare.
Amo colui che è libero spirito e libero cuore: così la sua testa non sarà che un viscere del suo cuore.


Da "Così parlò Zarathustra" di Friedrich Wilhelm Nietzsche

sabato 26 febbraio 2011

Non rimane che

Un passaggio al volo per scrivere, ne ho necessità, poche cose sanno farmi stare bene, desiderio della mente e del corpo, piacere sublime piacere del saper godere dell’atto più animalesco e antico del mondo, raggiungere ciò che ti fa stare bene, l’estasi…. gli arti si irrigidiscono, la tonalità della voce cambia, in certi casi anche l’aria circostante si altera, si sentono profumi odori, suoni che pochi sanno cogliere, questa è estasi, la realtà esterna non esiste più, si perdono i propri confini e si spazia altrove nel tempo e nello spazio.
Un fremito di piacere sfiora il mio pensiero, la mia pelle brucia, sia da fantasie che da desideri. La notte ha avvolto il mio corpo nudo, come se fosse un lenzuolo nero e fresco, ma la pelle bruciava, brucia sempre di più, non riesco a dormire, tormentato cammino da una stanza all'altra ,cercando di placare il desiderio di Te, il desiderio cresce, non curandosi dei miei sforzi di allontanarti dal mio corpo che brucia è tutto inutile, vorrei materializzarti, materializzare il tuo corpo, le tue mani, le fantasie mi agitano perennemente, non ho pace, il mio corpo brucia, freme nel desiderarti brucia la mia pelle, brucia la mia anima.
Sei dannazione e tormento, arrivi senza preavviso e mi sconvolgi. 
Sono prigioniera delle Tue voglie, e schiava del tuo essere. 
Il tuo respiro s'insinua violentemente nei miei pensieri e la tua voglia di peccato lacera le mie difese.
Mi hai risucchiato nel rogo eterno, cancellando la via del ritorno.
Situazione davvero dannata la mia, ma ne ho bisogno, bisogno di sapere che ci sei, sentirti così come senti un bisturi che incide, perchè tu hai iniziato a lacerare la mia pelle, la tagli per arrivare sino all'anima e non ne esci, posso cercare altrove, ma non ne ho voglia,  non ne ho voglia perchè chi conosce anche l'altra parte di Te non ne può più fare a meno, non ne posso più fare a meno.
Cerco di ridurre tutto al minimo essenziale per trovare il senso delle cose, a volte una casa vuota dopo un trasloco sofferto, i vestiti che ci si porta in valigia, la semplicità di desiderare qualcuno per quello che ti riesce a trasmettere per la sua mente così cerebrale, l’odore della pioggia, nella complessità del vivere quotidiano.
Quando trovo qualcosa di semplice trovo lo stare bene, giornata strana oggi, ma forse è naturale, accade ogni volta che il respiro si fa incerto, stretto in un petto troppo piccolo.
Incarto la realtà in caramelline verdi, quelle che si fanno trangugiare una dietro l'altra, ognuna lascia un residuo di felicità che tinge la lingua, il sapore è difficile da raschiare via, il tuo sapore
…sento odore di pioggia….....
Non rimane che viverti. Totalmente.
Non rimane che farmi vivere. Totalmente.
Non rimane che viverci. Divorarci. saziarci. Amarci senza fine... fino alla fine.....

venerdì 25 febbraio 2011

Cleopatra

Amo il mio lavoro, forse perché ne ho subito il fascino nella mia infanzia.
Per me era un evento ogni giorno.
Un filo di fondotinta, una spolverata di cipria, il rossetto….vedere mia madre che si truccava ogni mattina era un evento per me….era un rituale meraviglioso da osservare.
Era ancora più bella quando si truccava. Si trasformava in bellissima, era come avere una mamma nuova, diversa ogni giorno.

Un leggero contorno di matita e comparivano due labbra ammiccanti, un filo di rossetto rosso, ed eccole lì, lucide e carnose, perfette per un bacio.
Per non parlare degli occhi. Un passata di un ombretto perlato chiaro, un marrone più deciso da sfumare, un contorno leggero di matita nera a disegnare occhi intensi.
Mi ricordava Liz Taylor in Cleopatra. Sì lei era una donna egiziana, lei nella mia mente era Cleopatra.

Per me era come un gioco misterioso. Un nuovo viso compariva, diverso e sempre nuovo ogni giorno. Era il rituale della femminilità.
E quella passione per le polveri impalpabili di cipria e fard e ombretti e tubetti di rossetto per labbra, unita a pennelli di ogni sorta, gli strumenti per dipingere diventarono il mio lavoro.
Un lavoro che mi aveva scelta fin da piccola penso…è lui che ha scelto me e non viceversa.
Anche quando mi hanno proposto questo lavoro, lì per lì devo essere sincera sono stata un po’ titubante, ma poi ho accettato.
Un viso è un viso anche da morto. Non c’è alcuna differenza.
Anzi ridare un volto composto e sereno a visi sofferenti o brutalmente sfigurati da incidenti o morti violente l’ho considerato quasi una missione: dare un ricordo dolce di queste persone ai loro familiari.
E poi lavorare con i morti ha i suoi vantaggi. Sono immobili e silenziosi e per la riuscita di un buon make up questo non è da sottovalutare.
Soprattutto la pelle, sembra una tela da dipingere, è tesa e quindi il risultato che ottieni è sempre superiore ad ogni aspettativa.
Il massimo è ottenere l’effetto naturale, far sembrare dormiente il povero defunto.
Nonostante quello che si possa pensare è un lavoro che ha fascino, sarà che mi riporta con la mente sempre agli antichi egizi, la preparazione per il viaggio finale.
Ma questo è una cosa che scoprirò molto presto.
Ora vorrei proprio vedere come mi ha truccato questa ragazza, spero non mi abbia trasformato in un mascherone ma abbia fatto un lavoro decente, le tremavano le mani.
Deve essere nuova.

mercoledì 16 febbraio 2011

Marchio a fuoco

Sento qualcosa che mi brucia dentro
Anima Inquieta
Anima irrequieta
Nel cuore sento una via crucis
Che sto attraversando in questo istante
L’infinita paura
Incontro il mio lato più oscuro e nascosto
Quell’io silenzioso che vive nell’ombra
E che mi chiama sempre più forte
Che si nasconde nei sogni
E che da essi vuole uscire
Almeno per una volta
È tempo di uscire
Di dare respiro
Di dare risposte alle domande
Che traboccano dall’anima
Sogni sommersi
Che vogliono siano impressi
Come marchio a fuoco su questa anima tormentata


lunedì 14 febbraio 2011

Carne

Percepisco l’essenza nella tua carnalità
una linea sinuosa corre sulle tue forme.
La tua voluttà mi lega Come fune
all’offerta della tua nudità.
Un’ intima e perversa alchimia si accompagna al peccato
di chi si consuma di desiderio
che caldo scivola tra la cosce.
Vorrei cibarmi di te.
La mia lingua è assetata dal sapore della tua pelle accaldata.
Siamo avvolti
nell’amplesso che si spande voluttuoso nel tuo ventre.
Ora la carnalità si dilegua
e il cuore pulsa disperato
nel timore di battere da solo.
Sono prigioniero volontario della mia stessa prigione.
Voglio solo consumarmi totalmente di te
nel corpo
nel cuore
nella mente


il mio racconto su "Legami - Antologia di My Secret Diary"






Con l'accento sulla e - légami - è un imperativo, un ordine cattivo.
   Con l'accento sulla a - legàmi - è un sostantivo che indica unione, congiunzione.
   Non è un errore di stampa né di ortografia. E' la relazione che c'è fra due parole apparentemente simili ma che possono contenere al loro interno centinaia di significati.
   Cos'è che ci tiene - contro ogni buon senso - incatenati a una persona anche se il legame porta dolore o sofferenza, gioia e soddisfazione? 
   E cosa, invece, ci fa supplicare di tenerci legati a sé, di non lasciarci andare? Cosa ci fa imporre di stringere forte una spessa corda sulla pelle?
   I legami possono essere fisici o psicologici. Possono comportare un legaccio di corda nera o di pensieri.
   Due punti di vista, due visioni contrapposte dell'erotismo. Da una parte i racconti di legami e connessioni, più o meno sofferte e faticose, ma pur sempre inevitabilmente indispensabili. Dall'altra, il freddo di due manette serrate strette attorno ai polsi.





I RACCONTI PRESENTI:

Alchimia di Greta Leder
Cera di Erisa
Elisabetta di Eman
Esse esse esse! di Divinecomedy
La gabbia di Mayadesnuda
La libertà di Aiko di AikoNoire
La prova di Elenoire Hi
La violenza dell'amore, la condanna della scelta di Maurizio Testa
Leisoffre di Mary
Lettera di Euridice di Cristiana Longhi
Notte nera di Erisa
Numerologia perversa di Ermione
Rosso cupo di Erisa
Scambio di ruolo di Erisa
Stretta al polso sinistro di Stella Rossa
Un legame a senso unico di Veronica Bennet
Who DiD it? di Labbrarosse


sabato 12 febbraio 2011

Non rimane che...

Un passaggio al volo per scrivere, ne ho necessità, poche cose sanno farmi stare bene, desiderio della mente e del corpo, piacere sublime piacere del saper godere dell’atto più animalesco e antico del mondo, raggiungere ciò che ti fa stare bene, l’estasi…. gli arti si irrigidiscono, la tonalità della voce cambia, in certi casi anche l’aria circostante si altera, si sentono profumi odori, suoni che pochi sanno cogliere, questa è estasi, la realtà esterna non esiste più, si perdono i propri confini e si spazia altrove nel tempo e nello spazio.
Un fremito di piacere sfiora il mio pensiero, la mia pelle brucia, sia da fantasie che da desideri. La notte ha avvolto il mio corpo nudo, come se fosse un lenzuolo nero e fresco, ma la pelle bruciava, brucia sempre di più, non riesco a dormire, tormentato cammino da una stanza all'altra ,cercando di placare il desiderio di Te, il desiderio cresce, non curandosi dei miei sforzi di allontanarti dal mio corpo che brucia è tutto inutile, vorrei materializzarti, materializzare il tuo corpo, le tue mani, le fantasie mi agitano perennemente, non ho pace, il mio corpo brucia, freme nel desiderarti brucia la mia pelle, brucia la mia anima.
Sei dannazione e tormento, arrivi senza preavviso e mi sconvolgi. 
Sono prigioniera delle Tue voglie, e schiava del tuo essere. 
Il tuo respiro s'insinua violentemente nei miei pensieri e la tua voglia di peccato lacera le mie difese.
Mi hai risucchiato nel rogo eterno, cancellando la via del ritorno.
Situazione davvero dannata la mia, ma ne ho bisogno, bisogno di sapere che ci sei, sentirti così come senti un bisturi che incide, perchè tu hai iniziato a lacerare la mia pelle, la tagli per arrivare sino all'anima e non ne esci, posso cercare altrove, ma non ne ho voglia,  non ne ho voglia perchè chi conosce anche l'altra parte di Te non ne può più fare a meno, non ne posso più fare a meno.
Cerco di ridurre tutto al minimo essenziale per trovare il senso delle cose, a volte una casa vuota dopo un trasloco sofferto, i vestiti che ci si porta in valigia, la semplicità di desiderare qualcuno per quello che ti riesce a trasmettere per la sua mente così cerebrale, l’odore della pioggia, nel la complessità del vivere quotidiano, quando trovo qualcosa di semplice trovo lo stare bene, giornata strana oggi, ma forse è naturale, accade ogni volta che il respiro si fa incerto, stretto in un petto troppo piccolo, incarto la realtà in caramelline verdi, quelle che si fanno trangugiare una dietro l'altra, ognuna lascia un residuo di felicità che tinge la lingua, il sapore è difficile da raschiare via, il tuo sapore
…sento odore di pioggia….....
Non rimane che viverti. Totalmente.
Non rimane che farmi vivere. Totalmente.
Non rimane che viverci. Divorarci. saziarci. Amarci senza fine... fino alla fine.....



Giochiamo

Oggi giochiamo, sì oggi io e Te giochiamo.
Si fa così, prendi tutte le tue fantasie e le getti sul letto.
Io farò altrettanto, le guarderemo una ad una, sfogliandole come pagine di un libro antico e prezioso, ne sentiremo l’odore e la consistenza sulla punta delle dita.
Rideremo di quelle più incredibili, e ci ecciteremo di quelle a portata di mano, oggi giochiamo, i nostri corpi sono un parco di divertimento, le nostre emozioni un albero di natale alla vigilia, a cosa vuoi giocare?
Vuoi una notte di dolcezza? 
Vuoi passione? 
Vuoi qualcosa che sembri brutale? 
Io voglio giocare con Te ed alla fine di tutto trovarti fra le mie braccia e bere il tuo sorriso, oggi giochiamo, le sole regole sono quelle che ci daremo noi, il rispetto prima di tutto. 
La voglia dell’altro, prima di tutto. 
Il piacere unico di darsi fino all’ultimo respiro, oggi giochiamo, giochiamo alla vita, giochiamo a farci felici


venerdì 11 febbraio 2011

Spine

Tu come una spina di rosa mi hai punto
sulla mia pelle ancora quei brividi
è come se mi fossi entrato nella mente nel momento massimo dell’orgasmo
un orgasmo di quelli intellettivi che pochi sanno far vibrare
sì, solo un orgasmo celebrale 
ma in grado di esaltarlo ad un piacere sublime 
che va ben oltre a quello fisico
difficile farlo andare via...
difficile farti andare via....


Il desiderio di te, il desiderio che succeda e, 
quando sta succedendo, il desiderio che rimanga che non sparisca.
come quando sei, sono, preso e rapito dalla voglia, ma non vuoi ancora scatenarla, non vuoi, perchè è troppo bello toccare, baciare, accarezzare, giocare ancora
ma il desiderio, la libidine ti prendono, il piacere chiama in modo doloroso, vuoi affondare dentro quella pelle e quella carne meravigliosa, che ti abbaglia e ti attira a sè.

Ti voglio, e nel momento in cui ti vedrò, nuda, stesa davanti a me sentirò un'ondata irresistibile di piacere e il dolore di non averti avuta fino a quel momento.





























martedì 8 febbraio 2011

Le sensazioni di una sera

Ho iniziato a scriverti senza sapere il motivo, spinta da qualche parola intrigante e piacevole, solo per il piacere di farlo.
E si sa il piacere è divino ed è piacevole saperlo ovunque, nelle tazzine roccocò, nell’odore di violetta, nel timbro del sax, nell’assaporare gesti accattivanti, nel perdersi in sguardi ambigui e chissà in ogni qual dove.
Mi sono avvicinata a te, in questo strano modo di comunicare che fa volare l’immaginazione….ma l’immaginazione è difficile da sostenere a lungo.
Sto rientrando a casa, in macchina ascolto la magica voce della chitarra di Santana, la mente trascinata dalla note della canzone, trascinata da un pensiero, dai colori, dai chiaroscuri di una immagine.
Immagino curve sinuose, sensuali, balli di corpi accaldati di passione e di fumosi locali sudamericani.
Strano, in questo periodo vivo in maniera pacata, non mi interessa tentare alcuna via, anche se alcune vie mi sembrano così interessanti.
Ho corso troppo fino ad ora e sento il bisogno di riposarmi.
Mi viene in mente la storiella dell’esploratore, un uomo bianco ansioso di raggiungere la sua destinazione nel cuore dell’Africa, promise extra ai suoi facchini se avessero tenuto un andatura più forte.
Un giorno però improvvisamente posarono i loro carichi e si sedettero per terra, non importava quanti soldi gli venivano offerti, essi si rifiutavano di andare avanti, quando alla fine l’esploratore chiese perché di quel comportamento gli fu detto “ci stiamo movendo così velocemente che non sappiamo più cosa stiamo facendo, ora dobbiamo aspettare affinché le nostre anime ci raggiungano”.
Eppure continuo a scriverti e a cercarti……..forse perché mi hai emozionato.
E io amo le cose che mi trasmettono emozione.
Amo i sì ed i no importanti.
Un no detto con grazia assicura il bon ton, vale alla lunga molto di più di un sì tiepido, troppo generoso.
Raramente un no è irreparabile, chi sa dire no è chi crede nelle mille possibilità della vita e sa aspettare.
Ed hai aspettato che la mia mente si riempisse a poco a poco di te.
Ad ogni messaggio ho costruito un legame , ho percepito piccoli segnali di quello che accade quando l'attrazione ti entra nelle ossa e ti spacca da dentro.
Allora sì che il vero tormento è iniziato, ho spento i freni inibitori, ho spento il cervello, e mi sono lasciata guidare, spingere, trascinare, è piacevole, parecchio piacevole.
Alla fine sei diventato un pensiero costante.
Credo che tu sia una persona che sappia godere di tutti i propri sensi, il cercare tutte le vie per il coinvolgimento totale dei sensi, perchè i sensi sono fondamentali strumenti del piacere, lasciarsi trasportare dal piacere, farsi sedurre dagli odori, seguire l'incedere della respirazione, eccitarsi anche solo con le parole.
Seguirti sul limite perchè i divieti d'entrata sono affascinanti, chi riesce a varcare con Te quei divieti raggiunge l'estatsi perchè sei l'alterità che merita solo chi sa abbandonarsi e non ha paura delle emozioni.
Alla fine sei diventato un tormento.
Leggo continuamente quello che hai scritto, sempre tutto d’un fiato per riempire ancor di più la mia mente di Te.
Sono parole intense, differenti, come differente sei Tu, come differente sarebbe poterti guardare, e io adoro guardare, magari guardarti intento a cenare perchè poi in realtà ciò che rende eccitante una cena a due sono più che altro i pensieri, gli sguardi, i gesti, l'osservarsi reciprocamente gli occhi, le labbra, la bocca, il gusto di godere di come si assaporano, anche in maniera provocante i bocconi, di come le mani si muovono attorno al piatto ed ancor di più intorno al calice, di come il vino scivola lungo il cristallo per riversarsi tra le labbra bagnandole delicatamente perchè la stimolazione del palato non tarda poi ad espandersi e a coinvolgere tutti gli altri sensi, chissà qual è il tuo senso preferito?
Ormai è diventato tutto molto coinvolgente… vorrei spalmarti di rugiada e di fango, sentire il tuo soffio caldo percorrermi il corpo e sentire le tue labbra che sfiorano ogni angolo, accendere il desiderio fino ad arrivare allo spasimo, accendere i sensi per poi spegnerli lentamente, questo vorrei.
Un’altra canzone in sottofondo…………e un groviglio di pensieri non detti, di gesti esibiti, di sottili intenzioni, un perdersi e lasciarsi nel controllo di sé, l'intuizione precisa e inesprimibile, il rigore di una seduzione latente.
Un tango di sentimenti, un tango blu come la malinconia, dolce, struggente oppure divertito quasi impalpabile seppur tangibile.
Blu come il colore che hai dentro, nel fondo, e se leggi bene, non è scuro, ma ha le gradazioni più diverse come i sentimenti.


Sottile gioco

Si sta creando un'atmosfera di attesa, fatta di lunghi silenzi che a volte ricorda Beckett di Aspettando Godot, con la sola variante che in Beckett si aspetta qualcuno, mentre io aspetto che qualcosa di imprevedibile accada.
Il pensiero corre, vola laddove non esistono divieti e le emozioni che senti creano vortici immensi, è la spirale ovale dei sensi.
Guardarti dev'essere differente, pochi sanno farsi guardare.
Guardare può accendere un desiderio incontenibile come le gocce gelate sul bicchiere quando si ha sete.
I miei desideri si mischiano con le fantasie, forse le più immorali per alcuni. Devo dare sfogo alla mia voglia di Te, alla voglia della tua sensualità, di scriverla di sentirmela addosso.
Sento dentro di me il crescere del desiderio, quel desiderio di emozioni forti. Ho voglia di poter lasciare andare libera dentro di Te l’energia che mi fa sussultare, ho voglia di giocare, di correre, di rincorrerti per riuscire a prenderti anche quando non ho più fiato se non quello per ansimare di piacere.
Sentire le tue dita che mi toccano, mi bloccano, mi sfiorano, mi stringono sino a quando il pizzico diventa dolore e poi il dolore si trasforma in caldo piacere.
Voglio vedere i tuoi capezzoli irrigidirsi al solo sfiorarli, vederli erigersi verso le mie labbra, voglio cercarli, sentirli con la mia lingua che lentamente massaggia, cura, rilascia e stringe di nuovo e poi scendere dove il piacere è divino.
Credo che non riuscirei più a staccare la mia lingua dal tuo corpo, la mia non è voglia di qualcosa di facile, la mia è voglia di Te, una voglia di mente perché ciò che mi affascina principalmente è la tua mente il tuo animo tormentato come il mio, il pensiero di riuscire ad arrivare con Te senza tralasciare ciò che rende differente l’arrivo, il tragitto, il viaggio attraverso il tuo corpo.
Non una toccata e fuga, ma piacere assoluto, piacere totale di quello che esplode dentro, di quello che ti fa male ti fa godere al solo pensarci
Non riesco più a fermarmi, non voglio più fermarmi. Mi agiti.
E’ strana questa compenetrazione di menti, mai capitato così intensamente. E poi la tua voce che m’incanta...
Non riesco a distogliere il pensiero da questo gioco, questo nostro sottile gioco di seduzione...
Ritorno ai tuoi magnetici occhi, non vedo l'ora di potermici immergere dentro a quei tuoi occhi per intravedere quel barlume di luce che solo certe anime inquiete hanno, quel barlume di luce che suggella la tua voglia di Vita, quel barlume di malizia che solo io vorrei poter intravedere.
voglio vederti steso, nudo, con quell'ombra nera tra le tue cosce….iniziare a lavorare sul tuo corpo, vederti colare, lungo le tue gambe e sulle mie mani.
Stringerti i laccetti di cuoio, poi aprirti le gambe per toccarti e leccarti di nuovo. Richiuderti, farti sentire bloccato e costringerti ad allargare le cosce il più possibile, mentre le tue caviglie sono legate. Devi sentirti aperte e vulnerabile, bendato e prigioniero allo stesso tempo.
La mente sciolta, le paure andate, nessuna responsabilità "..lei mi sta facendo tutto questo...non sono io...io sono legato, non ho colpe...può farmi quello che vuole......ecco che vengo di nuovo..."
Ti sorprenderò, ti farò sciogliere e desiderare come è successo ad altri...
Non ci sarà nessun programma, naturalmente voglio legarti e bendarti con il cuoio, ma poi non ho bisogno di sapere prima cosa fare. Vedendoti lì, appena saremo insieme lo capirò, e posso cambiare ogni cosa, in ogni momento.
Voglio dominarti e lo farò ma sono anche d'acqua.
L'acqua può essere dolce o salata, ma comunque è mutevole, si muove colmando le lacune. Le tue. Colmando e riempiendo te. Se tu sarai sottomesso, io sarò la miglior padrona che hai mai avuto.
se vorrò cavalcarti, sarai il puledro migliore. Non è premeditato, è naturale. E’ natura, voglia, passione.
Ma non devo dimostrarti o farti vedere che so fare qualcosa. Solo farti godere.
Tu non devi dimostrarmi nulla, e forse anch'io non devo dimostrare nulla a Te, è proprio questo che rende differente quella sana voglia di nutrirci di noi, un pensiero costante nello scorrere del tempo in attesa di quel qualcosa che sconvolgerà tutto che alimenta il fuoco della passione. 


Vetrine a dicembre

Un pomeriggio di dicembre, una piccola città, la pioggia che bagna i marciapiedi tristi.
Vetrine illuminate, vetrine annoiate, come me che passeggio tra queste vie e non le guardo più...
Vetrine che sono cambiate, negozi che sono scomparsi, chiusi.
Una piccola città che cambia come cambiamo noi.
Ma quel negozio di scarpe che mi piaceva tanto che fine ha fatto? Al suo posto un altro negozio. Che vende? Sembra roba un po’ strana però, niente male questa vetrina.
Entro.
Sì, decisamente vende roba un po’ strana per me... ma tutto sommato è interessante.
L’atmosfera è particolare, musica chill-out, candele, un odore di incenso.
Sembra che non ci sia l’ombra di una commessa. Mi guardo intorno un po’ imbarazzata.
Tocco un po’ di roba sugli scaffali, tocco gli abiti appesi.
C’è poca roba ma è molto ben esposta, selezionata con ottimo gusto.
E io che pensavo fossero robette... e invece roba in seta, in cashmere.
Ma dov’è questa commessa? Se fossi la proprietaria l’avrei già licenziata in tronco... eccola lì che sistema un vestito e non è ancora venuta a domandarmi nulla.
Be' io continuo il mio giro, ho visto una maglioncino di cashmere color nero che mi attira.
Decido che lo voglio provare e quella stronza di commessa può anche smettere di piegare quel vestito e darmi un po’ retta...
Inizio a essere inversa, mi giro e lei mi sorprende.
Mi sta guardando serena, tranquilla con un sorriso disarmante: "Buonasera, ho voluto che si ambientasse, senza disturbarla, come sta?".
Ecco, la domanda mi spiazza.
"Bene grazie", rispondo io.
Come sta? Ma che domanda è? Mi aspettavo un Ha bisogno? Posso aiutarla? e invece Come sta?... strano approccio, però ha un incantevole sorriso...
Soliti convenevoli.
"Volevo provare il maglioncino con questo scollo a V vertiginoso".
Mi dice che posso provarlo senza problemi. 
Mi accompagna al camerino e sempre con il solito meraviglioso sorriso: "Prego, faccia pure, io intanto le prendo anche qualche altro capo che secondo me le starebbe benissimo".
Tolgo il cappotto e il maglione pesante che ho messo e indosso il maglioncino. La scollatura a V mi cade in mezzo ai seni piccoli.
Torna il sorriso portando con sé un altro maglioncino e mi guarda.
"Dovrebbe provarlo senza reggiseno, è un po’ ampio davanti ma lei ha un fisico di classe che lo valorizza".
Sorrido tra me e me... che brava, furba, simpatica, ho un fisico di classe, brava, non c’è che dire. 
Poi inizia a portare calzoni, gonne e maglioni, tutti bellissimi e tutti morbidissimi, mi danza attorno come una farfalla e fra l’altro, chiacchierando, mi dice che è lei la titolare. 
Complimenti, giovane come una commessa ma già titolare. 
Mi guardo, qualsiasi cosa mi metta con queste scarpe che indosso oggi sta uno schifo e lei se ne accorge e torna con delle scarpette nere di vernice. Bellissime con quel tacco dodici. 
Finalmente mi guardo allo specchio e incontro una me che mi piace tantissimo. 
Pantaloni leggeri e ampi, scarpe eleganti, maglione nero vertiginoso. 
Mi piaccio e mi piace come lei mi ha vestito e che lei mi abbia vestito. 
"Signora", fa lei, "come si chiama?".
"Erica, e lei?".
"Sofia, può darmi del tu".
Va bene, diamoci del tu ma adesso devo decidere se comprare e cosa comprare. E inizio a togliermi i vestiti provati chiacchierando con Sofia che, con grande educazione, sta intenta a spostare gli indumenti lasciandomi la libertà di togliermi i vestiti senza guardarmi. Gentile, educata. 
Mi tolgo i pantaloni e poi il maglioncino un po’ a malincuore e mi guardo allo specchio: le mie gambe sulle scarpe di vernice, calze nere e intimo nero. Però le scarpe, che effetto che fanno!
"Erica, le tue gambe sono molto belle, dovresti provare una gonna".
Quasi mi spavento, non mi aspettavo che mi guardasse, non mi aspettavo che mi scoprisse a guardarmi, non mi aspettavo un altro complimento. Divento rossa, forse, e alla svelta mi rivesto con i miei vestiti da uscita pomeridiana senza idee.
Alla fine compro tutto, comprese le scarpe; follia? No, mi sono piaciuta, mi è piaciuto comprare da Sofia, mi sono divertita. Un saluto, una stretta di mano.
"Dammi il tuo numero di cellulare che ti avviso quando faccio i saldi".
Ancora il sorriso e un’occhiata attraverso la vetrina che già sono sul marciapiede. E’ passata più di un’ora e mi sono divertita.

Pomeriggio di inizio gennaio. Un pomeriggio come tanti. Il bip di un sms. Lo guardo annoiata. 
A partire dal 10 gennaio Sofia aspetta amiche e clienti nel suo negozio. Orario continuato
Un sussulto. Una accelerazione nel battito. Sofia. Avevo detto che ci sarei ritornata nel suo negozio. Sorrido. Sofia.
Esco di casa, collant, maglioncino nero, gonna cortissima, stivali, cappotto, raffinata ed elegante.
Mi precipito al negozio di Sofia, ce l’ho scritto in faccia, sono uscita di casa apposta per venire da te.
Apro la porta del negozio. Eccola indaffarata con due donne. Mi vede e sorride, mi saluta e poi torna alle due donne.
Giro per il negozio e intanto sbircio le due donne. Si vede che non compreranno nulla, ma lei è comunque gentile e sorridente. Poi alla fine le due donne escono e, come previsto, senza comprare nulla.
Sofia mi si avvicina sorridendo, tendendo le mani verso le mie.
Parlando mi porta verso i camerini dicendo che ha cose bellissime da farmi provare e dicendo che vuole vedere il maglioncino nero che ho sicuramente indossato, con semplici gesti mi slaccia la cintura del cappotto, lo apre e mi guarda: "Stai benissimo, te l’avevo detto che senza reggiseno ti sarebbe stato benissimo".
Però, sembrava che non mi guardasse invece s’è accorta che avevo il maglione, è bastata un’occhiata perché capisse che ero senza reggiseno, è bastato che mi guidasse lontano dalle vetrine perché io mi sentissi più a mio agio. 
E’ bastato che si mettesse in un attimo alle mie spalle perché Sofia mi sfilasse il cappotto, è bastato un nulla perché io capissi che non mi dovevo girare, che dovevo continuare a offrirle le spalle mentre appoggiava il mio cappotto a una sedia, è bastato che io non mi muovessi quando standomi alle spalle ha passato le sue braccia sotto le mie braccia sfiorandomi i fianchi, è bastato che socchiudessi gli occhi per sentire tutto il piacere delle sue mani appoggiate sui miei seni, è bastato che piegassi leggermente la testa da un lato per offrirle il mio collo da baciare, è bastato sentire le sue labbra sulla pelle per percepire che i miei capezzoli sotto il maglione si alzavano senza controllo, è bastato appoggiare le spalle al suo seno per invitarla a spostare le mani sotto il maglione e accarezzarmi la pelle del seno e i capezzoli duri, è bastato che mi girasse delicata per trovarci con le labbra a un respiro di distanza, è bastato che le sue labbra sfiorassero le mie per sentire un piccolo fiotto caldo bagnarmi gli slip.
Non ho pensato a nulla, non ho pensato donna o uomo, non ho pensato a niente se non alle labbra che mi sfioravano, e l’unico pensiero è stato che le sue labbra erano morbide e che un bacio senza barba fa un effetto speciale, tanto speciale da spingermi a socchiudere le labbra quel tanto che le lingue si sfiorino e da lì non mi sarei più mossa per non dover pensare E adesso che succede?
E’ stato facile appoggiarle le mani sui fianchi, è stato facile stringerla a me e sentire il suo seno sul mio seno, è stato naturale spingere la lingua a cercare la sua lingua. 
E’ stata brava a guidarmi a occhi chiusi nello spazio dietro gli scaffali, è stata brava a sussurrarmi che la porta del negozio l’aveva chiusa a chiave, è stata brava a togliermi il maglioncino e a scendere con la bocca sui miei capezzoli, è stata brava a guidare le mie mani sul suo seno sotto la camicetta, è stata brava a slacciarsi il reggiseno senza togliere la bocca dai miei capezzoli, è stata brava a stringermi e accarezzarmi la schiena mentre le mie mani rimanevano schiacciate fra il suo seno e i miei fianchi, è stata brava a far correre le mani dalla schiena alle natiche alle gambe per poi risalire dolce sotto la gonna.
E’ stata bravissima, inginocchiata davanti a me a togliersi la camicetta e il reggiseno alzando la testa per guardarmi negli occhi, è stata bravissima a capire che la mia testa era vuota di pensieri e i miei occhi pieni di desiderio, è stata bravissima a togliermi la gonna accarezzandomi le gambe, è stata bravissima a sfilarsi la gonna e a darmi punti di distacco in fatto di classe mettendo allo scoperto lo slip di pizzo nero e le calze autoreggenti, è stata bravissima a non farmi notare che collant e stivali sono una specie di cintura di castità, è stata bravissima a farmi sedere su un pouf e a sfilarmi gli stivali. 
I collant me li sono tolta da sola senza mai togliere lo sguardo dai suoi occhi verdi. Lei ora è in piedi davanti a me e mi tiene le mani. Scarpe, autoreggenti e slip. Il seno pienissimo un po’ arrossato attorno ai capezzoli turgidi. Io mi alzo in piedi ma senza scarpe sono più piccola di lei che mi sussurra "Rimettiti gli stivali". Ubbidisco e ancora non tolgo i miei occhi dai suoi. Mi sembra un secolo che non ci baciamo anche se sono solo pochi minuti, tiro su la zip degli stivali e le lingue ancora si incontrano, gli occhi si chiudono e le mani non hanno più controllo. La mia mano corre dentro i suoi slip passando dal seno sul ventre, la sua mano corre dentro i miei slip passando dalla schiena sulle natiche e sfiorando tutto quello che incontra devastandomi di emozione. 
Ho l’impressione di avere una tempesta di umori fra le sue dita. La sua figa invece è bagnata ma non inondata come sembra la mia. Le mie dita incontrano però un clitoride dritto ed enorme, sarà almeno il triplo del mio. L’unica figa che ho mai toccato nella vita è la mia e adesso sono le sue dita a perdersi nel mio piccolo buco, fra le mie piccole labbra, sul mio piccolo clitoride. 
Le mie dita esplorano le sue labbra carnose, il suo enorme clitoride, il suo buco che mi sembra una voragine senza fine che inghiotte il mio medio, poi anche l’indice e alla fine pure l’anulare. Sento la sua mano che mi passa sul seno e poi sul ventre e poi precipita nel pube a incontrare l’altra mano che da dietro penetra la vagina e accarezza l’ano. Non mi sono mai sentita cedere le gambe sotto il piacere di mani così delicate, le ginocchia mi tremano e sento la schiena stillare sudore. Le lingue si leggono, si parlano e tutto gira come un ottovolante. Poi di colpo la sua bocca si chiude e lentamente mi allontana da sé. Toglie le mani da mio pube e prende la mia mano bagnata dal suo umore e la incrocia con la sua mano bagnata dal mio umore. Le nostre due mani si stringono luccicanti, bagnate, e guardandomi negli occhi sposta le nostre mani all’altezza delle nostre bocche e inizia a leccare le dita incrociate senza mai smettere di guardarmi. Il profumo di sesso sale fortissimo dalle nostre mani bagnate e anch’io appoggio la lingua alle sue dita senza pensare che sto leccando il mio umore, le dita si aprono e la mia bocca succhia le sue dita e la sua succhia le mie. Si siede sul pouf, si sfila gli slip, allarga le gambe, appoggia le braccia dritte dietro la schiena e chiudendo gli occhi dice con voce un po’ roca e a tono sommesso "Erica, fammi godere".
Lei è seduta, gambe aperte, tacco e autoreggenti. Il busto teso a mostrare il seno imponente. I capelli dietro le spalle. Sposta una mano rimanendo appoggiata indietro con l’altra e con due dita allarga le grandi labbra a mostrare il grande clitoride che come un piccolo cazzo spunta dalle mucose bagnate. 
Mi accorgo che le luci alogene del negozio rendono tutto più vero. Mai avrei immaginato di fare sesso in così tanta luce.
Io sono in piedi davanti a lei e mi libero degli slip per essere finalmente nuda, a parte gli stivali. Sento il mio ventre piatto che si tende, butto le spalle indietro a far salire il mio piccolo seno e i miei grandi capezzoli duri, allargo lentamente le gambe fasciate dagli stivali e rimango in piedi davanti a lei, così a gambe larghe, nuda e bagnata. Mi appoggio una mano sulla coscia e lentamente porto la mano sul pube bagnato, così come ha fatto lei allargo le grandi labbra a scoprire il mio piccolo ma infuocato clitoride, lo sfioro leggermente e sento le ginocchia che cedono, butto la testa indietro e respiro profonda a sopire l’orgasmo che mi sta montando. Mio dio, mi viene un orgasmo solo a guardare Sofia che mi guarda. 
Lei è immobile con le gambe allargate, le labbra allargate dalle dita a mostrare la vagina viola e bagnata con quel buco profondo di mucose sanguigne. Ripete "Erica, fammi godere, impazzisco".
La guardo e le dico "Ti prego non muoverti", e lentamente mi avvicino, mi inginocchio davanti al vulcano di umori fra le sue gambe e per la prima volta nella mia vita affondo la lingua in una figa inondata e odorosa. Per la prima volta nella mia vita succhio un clitoride come sempre avrei voluto che i miei uomini facessero, per la prima volta nella mia vita ho accarezzato labbra vaginali con le mie labbra di bocca, per la prima volta nella mia vita una donna ha preso la mia testa, l’ha stretta sulla sua figa e, sussurrando il mio nome fra brevi ansimi, ha goduto nella mia bocca.
Per la prima volta nella mia vita una donna mi ha spinta sul pavimento, per la prima volta nella mia vita mi ha accarezzato la faccia con il seno scorrendo sopra di me, per la prima volta nella mia vita ho sentito i seni di una donna corrermi sul corpo inseguiti dalla lingua, per la prima volta ho allargato le gambe in faccia a un’amica perché mi leccasse la figa, per la prima volta ho sentito il clitoride impazzire su labbra senza barba e baffi, per la prima volta nella mia vita ho sentito salire l’orgasmo da dentro le viscere, per la prima volta nella mia vita ho vomitato un orgasmo delirio in bocca a una donna, per la prima volta nella mia vita ho placato il battito del cuore cercando la lingua di una lei. E lei è stata bravissima a leccare il mio corpo dopo l’orgasmo, è stata bravissima a leccare le mie labbra, è stata bravissima a chiudere i miei occhi con la mano e a sussurrarmi "Ti ho amato da subito, Erica".
E per la prima volta nella vita ho risposto sincera "Mi manchi da sempre, Sofia".


Attimo

Stamattina mi hai svegliato.
Un leggero movimento, come un soffio, il tuo respiro, un alito di vento incessante, ha fatto vibrare il mio corpo, i nostri corpi.
Come due tessuti di seta che si sfiorano.
Mi hai attirato a te dicendomi che volevi farmi sentire la tua voglia di me.
Dove sei?
Dove eravamo?
Non smettere ora, non perdere questo tremito.
Il nostro respiro si e’ calmato, ma non ci siamo allontanati.
Ci tocchiamo ora, fissandoci negli occhi con uno sguardo diretto, tenendo conto dell’eccitazione del momento.
Vorremmo staccarci, ma non ne siamo capaci, e nei nostri occhi si aprono altri schemi in profondità.
Pensa a come un attimo simile ricordi il momento della tragedia, dopo la quale niente sarà come prima.
Le parole ora non contano, mi vedrai bambina, poi ragazza e donna: la donna che sono.
Ti tocco il viso e tu il mio. Ti stringo a me, bacio la tua bocca affamata e assetata.
Poso le labbra sulle tue, anima contro anima, e la tua bocca inizia a placare il mio tormento.
Le nostre lingue hanno lo stesso sapore, si cercano con ansia, ma senza fretta.
Perché vedi, finora sono stata sempre abbracciata solo con metà corpo, metà del loro corpo contro il mio.
Ora bramo dal desiderio di provare che cosa straordinaria ed emozionante sia trovare un'altra che penetri nell’interezza della tua persona.
Ti accarezzo, scivolo senza fretta dalla spalle fino al petto godendo di ciò che percepiscono le mie dita.
Trovo una pelle liscia, palpitante.
Vedo due capezzoli che mi chiedono di baciarli.
Trattengo la mia lingua nel percorso, allo stesso tempo piccolo e infinito che separa la pelle liscia dalla superficie irregolare del capezzolo...
Voglio sentirti in me fino al coronamento estremo, nel bottone in cui un minuscolo foro indica il centro del centro; uscire ancora ed entrare ancora.
Come una farfalla che cerca la luce con voli affannosi e il suo stesso istinto l’allontana, l’avvicina, la fa girare intorno all’oggetto del suo desiderio.
Desiderio che non cessa e trova in sé la sua soddisfazione e nella soddisfazione il rinnovarsi del desiderio.
Attimo.