Ansimando un orgasmo onirico
si destò nella densa notte
e il suo cuore immaginifico
era gonfio come otre di demone.
L'odore della sua pelle lunare
riempiva i polmoni brucianti
e la bocca era impastata
del sapore del suo miele di fico.
Corse con la mano al membro e lo trovò
scalpitante come uno stallone,
bramoso di eruttare
e di spandere oleoso piacere.
Si masturbò selvaggiamente
inarcando ponti di carne
e svettando glandi palpitanti
fino a gemere di sperma candido
mormorando il suo nome.

(Opera di Marco Rea)
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